L'aria sta finendo

Una riflessione sulla rat race, scritta a 10.000 metri

Ciao Champions,

A volte scrivo cose che non so se pubblicare.
Questa è una di quelle.

sopra le Alpi

La mia emergency exit

Oggi in aereo mi è capitato il posto comodo, ma freddo, accanto all'emergency exit.

Ti fanno il brief su come aprire lo sportello.
Sai, in caso di necessità. Dicono così per farti stare più tranquillo.

Succede sempre quando viaggio. Auto, treno, aereo. C'è sempre un momento in cui mi chiedo "Ma io cosa ci faccio qui?"

Tra l'altro il volo è stato anche smooth.
Così ho iniziato a guardare l'orizzonte.
E ad ammirare le persone che sedevano davanti e dietro di me.

Pochi erano in vacanza.

Molti erano in ghingheri, in abiti da lavoro, pronti a raggiungere la City per qualche incontro importante.

Proprio come il mio.

Quando era piccolino Leo, mio figlio, si metteva al mio posto nella scrivania di casa. Davanti al computer. Indossava le mie cuffie e diceva "papà, io faccio un lavolo, un lavolo impoltante".

Anche se all'epoca il mio non lo era poi tanto.

Tutti noi fin da piccoli riceviamo quell'imprinting.
Crediamo tutti che ciò che facciamo sia davvero importante.
Del resto, quanto tempo e quanti pensieri assorbe nelle nostre vite?

Eppure mentre osservo le persone in aereo dormire a bocca aperta, o con gli occhi pieni di paura quando ci sono turbolenze, mi sembra di rivedere tutta la nostra umanità.

Il nostro IO autentico.
Quello nascosto bene bene sotto la camicia.
Quell’io che perfino ci emozioniamo quando salta fuori.

Ecco, a me manca tanto quella umanità.

Vedo le settimane passate frettolosamente,
con l'attesa di un anelato weekend, spesso uggioso.

I weekend invernali sono terribili se sei "in carriera" ed hai figli piccoli.

Il fatturato dice bene. Il lavoro è pieno di prospettive.

Eppure, per quanto ti sforzi, ti senti comunque costretto nella rat race.

Come il topolino, corri come un pazzo nella tua piccola ruota.
Dentro la tua gabbia d'oro.

Una gabbia che è fatta di meeting inutili.
Di bilanci, delivery, obiettivi.
Di quarter decisivi, slogan, aumenti di stipendio.
Promesse.

Nell'ultimo anno, tra ristrutturazione, business on the side ed esaurimenti vari, credo di aver speso troppo tempo facendo cose che non salverò tra i miei ricordi.

Dicono sia normale quando hai figli piccoli.
Forse lo è.
Ma normale non vuol dire giusto.

Perciò mi chiedo (e ti chiedo) se quella porta si può aprire.
Non so ancora cosa c'è dall'altra parte.
Ma so che qui dentro l'aria sta finendo.

Domanda: c'è un modo per aprire quella porta?

Non lo so ancora.
Ma so che lamentarsi non serve.

Costruire, forse sì.

tra le nuvole

Il mio prodotto SaaS

La scorsa settimana ho parlato di quanto sia importante prepararsi a un piano B invece di lamentarsi.

Eccomi qui a condividere il mio.
O meglio, uno dei miei: un prodotto SaaS che ho costruito di notte, nei weekend, nei ritagli.

Lo hanno già visto in 10.000.
Già in 70 vogliono entrare.

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Giorgio